Lunedì nero
Abbiamo avuto un grande momento d’euforia. Come tutte le storie d’amore, anche la mia ha sempre bisogno di obiettivi comuni, in nome dei quali si superano tante cose e si ritrova il piacere della complicità.
Abbiamo avuto un grande momento d’euforia. Come tutte le storie d’amore, anche la mia ha sempre bisogno di obiettivi comuni, in nome dei quali si superano tante cose e si ritrova il piacere della complicità.
Risposta al messaggino solito di "tutto bene" a mia figlia dopo la scuola: greco ma sì, inglese cinque la prox volta vado dall’ale come mi hai detto tu (ale prof. inglese amica di famiglia) .
Oggi ho inaugurato i pantaloni bianchi. Io sono di quella generazione per cui i pantaloni bianchi si mettono "quando fa bello" , come dice Baglioni in Avrai (e pantoni bianchi da tirare fuori che è già estate…): E per "fare bello" devono ricorrere alcune circostanze: nessun presupposto di pioggia, aria poco frizzantina, sole aperto … almeno. E poi devo avere la certezza di recarmi in posto poco polveroso e di non dovere fare cose a rischio di sporco (io rischio anche quando bevo il caffè in ufficio).
fra sei anni avrò cinquant’anni. Caspita, sei anni sono così pochi dal mio punto di vista!
E’ una giornata galleggiante, di quelle in cui l’unica cosa che sembra possibile fare è… niente, con il sottofondo di un po’ di musica. Ho nella testa una specie di gigantesco cotton fioc che attutisce i suoni e le emozioni. Il tempo non aiuta. E’ grigio umido e immobile.
A volte la vita ci offre quadri che nessun pittore sarebbe capace di dipingere.
Ascolto. Fa parte del mio lavoro ascoltare. Mi piacerebbe anche molto poter parlare liberamente con questa donna seduta davanti a me, poco più grande di me, con tutta la vita che le si legge in faccia.
Ha un po? di timore negli occhi; mi fa un po? tenerezza che qualcuno abbia timore a parlare con me. Io mi vivo ancora come una ragazzetta capitata per caso in un ruolo che a volte deve essere più grande di lei.
Affronta il problema che ha, pratico, e che io dovrei poterle risolvere, con il linguaggio sciolto di chi ha familiarità con la parola ed il confronto con gli altri. Non è spontanea ma molto trattenuta e l?atteggiamento è di attesa, aspetta che io le faccia capire da che parte sto.
Si spiega bene, con cura sceglie le parole e usa gesti misurati, senza sorrisi, senza eccessi.
Vorrei poterle parlare da amica, dirle che ha ragione e confortarla un po?, perché la capisco. Ma questo potrei farlo fuori di qui.
Invece prendo appunti, mi segno i suoi dati, e le assicuro che cercherò di risolvere la sua situazione, che la chiamerò. Poi non resisto e un sorriso mi esce, una battuta scherzosa e la vedo sciogliersi come dopo una grande tensione.
LA guardo uscire dopo una stretta di mano e mi sento un pochino più buona.
Solita chiesa, solita gente. Oggi la messa la dice il Parroco. Siamo arrivate presto ma la chiesa non ha la solita buia tranquillità prima della Messa. C’è un brusio costante, un po’ di confusione e in breve la chiesa si riempie di gente. Così addio alla mia quiete; sembra strano ma quei dieci minuti sono ambrosia per la mia mente, mi ricollegano a quello che sono.
Un bambino piange a dirotto durante l’omelia e mi ruba la concentrazione, mi piaceva l’argomento ma, infastidita dal niente come sono oggi, quel pianto mi porta la mente altrove, fuori dalla chiesa e lontano di lì e fa fatica a tornare.
Sul sagrato tutti i capannelli soliti si riuniscono. Ormai da tempo ho preso le distanze. C’è la riunione delle persone “buone”, di chiesa e timorate di Dio, tutte hanno i mariti giusti, i figli gentili e senza problemi, la vista aperta da uomini e donne di Dio. Troppo aperta, troppo sicura di se da escludere gli altri cercando di farli sentire parte integrante, respingendo inconsciamente chi non è troppo “buono” chi non è troppo “giusto” , chi poco sicuro.
La riunione dei vip del paese mi ha accolta spesso, senza farmi sentire eccessivamente diversa, ma con un senso della realtà troppo diverso dalla mia banale normalità. Troppo lontana da un quotidiano vissuto a una velocità troppo veloce.
C’è poi il capannello di quelle ex ragazze appariscenti, che ridono forte, che parlano di tutto e di tutti con una così futile superficialità da rendermi quasi invidiosa. Io non sarò mai così, troppe menate mentali, troppi se e ma prima di ridere.
Adesso sul sagrato resto sola o, se c’è, con un’amica che viene da altri capannelli, da memorie giovanili in cui lo stato sociale non importava molto.
Sto sola e aspetto, mia figlia di ritorno col giornale, sento il sole o la pioggia sul viso, le campane della chiesa, l’odore del caffè del bar e il brusio intorno a me della gente che vive.

Io dal parrucchiere vado dalla Rosa.
Ho provato quelle catene di montaggio per capelli che sono i saloni fattiin serie che si trovano in tutti i supermercati, con quei ragazzetti e ragazzette coni capelli un po? fucsia o nero Mortisia Addams tagliati un po? strani che mangiando una gomma con aria distratta ti spostano con i guanti da un lavello ad una poltroncina e non ascoltano nemmeno quando dici che vorresti proprio il ciuffo come la Ventura sul giornale che hai appena sfogliato.
Poi esci sempre un po? diversa, non sei tu perché quelli lì non ti conoscono come la Rosa.
La Rosa parrucchiera lo è nell?anima. Lei conosce tutti e sa cosa fare dei tuoi capelli.
E? proprio in mezzo il paese, così è comoda per tutti, la conoscono le nonne che dicono che è proprio una brava ragazza, le mamme che le confidano un po? di tutto e le ragazzine perché le fa sentire un po? più grandi.
Lei sa che sei un po? giù e che vuoi un colore nuovo e che la Giannina vuole solo i capelli dritti mentre sua figlia cambia taglio ogni volta che prende una cotta per qualcuno.
Dalla Rosa vanno proprio tutti: la moglie del sindaco prima di ogni occasione speciale ( si discute molto ultimamente del colore nuovo che ha di capelli..) tutte ma dico tutte le maestre per il primo giorno di scuola, le riunioni e la consegna delle pagelle; e in quei giorni lì dalla Rosa non si può proprio andare!
Ci vanno solo poche professoresse perché tante vengono dalla città e della Rosa hanno solo sentito parlare.
Tutte le spose passano da lei perché la Rosa le conosce e sa che cosa vuol dire per loro essere speciali proprio quel giorno lì. Ci si portano le bambine per le comunioni e le cresime; lei le tratta tutte come piccole sposine, le ascolta, strizza l?occhio alla mamma e fa uscire sempre soddisfatte tutte e due.
Dalla Rosa si parla di tutto, un po? si spettegola, è vero, ma senza malizia, tanto qui ci si conosce tutti lo stesso ed è raro che non si sappia qualcosa di qualcuno..
Dalla Rosa ci sono anche le novità e le nonne dicono mammamia cosa mi fai Rosa! Ma poi sono contente e si sentono più giovani davvero quando la Rosa le fa specchiare anche da dietro con quell?onda proprio in fondo ai capelli che prima non c?era.
Dalla Rosa ci va anche mia figlia con tutte le amiche al seguito, e per un mese hanno tutte la riga dalla stessa parte e lo stesso taglio di capelli, perché si sa, le ragazzine si sentono meglio se sono tutte uguali!
Dalla Rosa esci e oltre ad essere a posto nei capelli ti senti anche un po? più serena nell?anima.
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